Altro · Foggia, Puglia, Italia ·


Descrizione dell'offerta

Una

docente della scuola primaria , dopo anni di insegnamento e un percorso già avviato di specializzazione sul sostegno presso l’Università degli Studi di Foggia, si è trovata costretta a interrompere il proprio cammino formativo a causa di una grave diagnosi: un

tumore al seno . La donna, che aveva scelto di investire nel

TFA sostegno per rafforzare le proprie competenze professionali , ha continuato a lavorare e studiare anche durante il periodo più difficile della malattia, tra interventi chirurgici, terapie oncologiche e complicanze post-operatorie. Nonostante ciò, la frequenza obbligatoria prevista dal percorso non le ha consentito di rientrare nei limiti richiesti. A causa dei ricoveri e delle cure, l’azienda del datore di lavoro ha accumulato

130 ore di assenza su 1.500 , superando così la soglia prevista dal regolamento ministeriale. Il 21 maggio l’ateneo ha comunicato ufficialmente l’impossibilità di ammetterla alle prove finali del 23 giugno, indipendentemente dalla partecipazione alle attività residue. L’unica strada indicata è quella del

congelamento della carriera , con rinvio al successivo ciclo formativo, mantenendo però il riconoscimento degli esami già sostenuti e delle tasse versate. L’Università di Foggia ha precisato di aver applicato le norme vigenti. Il caso mette in evidenza un tema più ampio legato alla rigidità dei percorsi universitari. In Italia, infatti, non esistono ancora tutele strutturate per studenti colpiti da gravi patologie, come

accomodamenti ragionevoli, didattica flessibile o percorsi di recupero personalizzati , soprattutto in ambito universitario. Nella sua lettera aperta indirizzata al Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara e all’ateneo, la docente ha scritto: «Non chiedo privilegi né corsie preferenziali. Chiedo che situazioni eccezionali vengano considerate con la stessa sensibilità che ogni giorno siamo chiamati a riservare ai nostri alunni. C’è un paradosso che non riesco a ignorare: un percorso che forma insegnanti dell’inclusione non riesce a trovare soluzioni per includere chi, temporaneamente, vive una condizione di fragilità». E ancora: «La mia non è soltanto una storia personale, ma è quella di tante persone che continuano ad studiare e a lavorare mentre affrontano una malattia grave. Nessuno dovrebbe essere costretto a scegliere tra curarsi e formarsi». Il caso riaccende così il dibattito su una normativa giudicata da più parti troppo rigida, soprattutto quando entra in conflitto con

diritti fondamentali come salute e istruzione , entrambi tutelati dalla Costituzione. La richiesta finale rivolta alle istituzioni è netta: rendere il sistema formativo realmente inclusivo, affinché la scuola che educa all’inclusione non escluda proprio chi si trova in una condizione di fragilità. Lo riporta foggiatoday.it.

#J-18808-Ljbffr

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